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Che cos’è il codice di diritto canonico e cosa regola

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Vuoi saperne di più sul codice di diritto canonico?Sei interessato a tutto ciò che riguarda la Chiesa, tra cui le sue leggi ecclesiastiche,o devi preparare l’esame di diritto canonico e hai bisogno di più informazioni possibili? Abbiamo una bella notizia per te: sei nel posto giusto, al momento giusto. In questa guida cercheremo di darti tutte le informazioni di cui hai bisogno sul codice di diritto canonico. 

Inizialmente, le raccolte del Corpus Iuris Canoniciavevano natura tipicamente privata, ma bisogna tener presente che anche per quello che riguarda il diritto civile, a seguito della redazione del corpus iuris civilisda parte di Giustiniano, per oltre mille e duecento anni si è avuta una situazione simile.

È grazie al “Codice Napoleone” che l’Europa continentale percepì la necessità di avere un corpo normativo organicamente strutturato.

Ed è così che, in breve tempo, ad eccezione della Germania, tutti gli stati dell’Europa continentale passarono al regime di codice. Sulla scia dell’evoluzione del diritto civile, anche in campo canonico si sentì la necessità di dare un’interpretazione uniforme della normativa della Chiesa.

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La Chiesa e le sue Leggi

È facile immaginare quanto fosse fondamentale introdurre un unico Codice uniforme che potesse raccogliere tutte le leggi ecclesiastiche. Nel proseguo della nostra guida analizzeremo, nel miglior modo possibile, la storia e gli aspetti principali del suddetto Codice. Buona lettura.

Storia del Diritto Canonico

Il Codice di Diritto Canonico, dal latino Codex Iuris Canonici, è il Codice normativo della Chiesa cattolica di rito latino. L’attuale Codice è stato promulgato da Giovanni Paolo II il 25 gennaio del 1983 ed è entrato in vigore il 27 novembre del medesimo anno.

diritto canonico

Fino al 1917 non esisteva ancora un vero e proprio Codice di Diritto Canonico, bensì un insieme di leggi promulgate in tempi diversi e in risposta a determinate esigenze. Papa Pio IX, al fine di riunire in un unico corpus le leggi ecclesiastiche, decise di indire il concilio Vaticano I. Intento ostacolato dalla guerra tra Francia e Prussia.

Difatti, Napoleone III fu costretto a ritirare le sue truppe poste a difesa dello Stato Pontificio e, grazie alla breccia di Porta Pia, il Regno d’Italia poté annettere lo Stato della Chiesa, facendo perdere al Papa la propria autonomia territoriale. In questa situazione caotica e di guerriglia, il Papa, già l’anno precedente alla breccia, fu costretto ad interrompere il Concilio.

Successivamente, nel 1915, Papa Pio X rimise mano al progetto avviando la stesura del Codex Iuris Canonici, poi concluso e promulgato da Benedetto XV nel 1917. Vista la presenza di due Papi, l’opera venne soprannominata “Codice Pio – Benedettino”. Infine, il 25 gennaio 1983, Giovanni Paolo II promulgò la versione riformata del CIC, il cui testo è in latino. La revisione era stata avviata da Giovanni XXIII nel 1959 sotto la grande spinta del Concilio Vaticano II.

All’inizio del Codice di Diritto Canonico viene stabilito che il Codice riguardi solo la Chiesa latina, mentre per le altre Chiesesui iuris, come quelle di rito orientale, è stato stabilito che siano disciplinate dal Codice dei canoni delle Chiese orientali, promulgato nel 1990. 

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Finalità e Dottrina

“Il codice” si legge nella Costituzione apostolica Sacrae disciplinae legescon cui Giovanni Paolo II ha promulgato il nuovo CIC:

“non ha come scopo in nessun modo di sostituire la fede, la grazia, i carismi e soprattutto la carità dei fedeli nella vita della Chiesa. Al contrario, il suo fine è piuttosto di creare tale ordine nella società ecclesiale che, assegnando il primato all’amore, alla grazia e al carisma, rende più agevole contemporaneamente il loro organico sviluppo nella vita sia della società ecclesiale, sia anche delle singole persone che ad essa appartengono”.

Inoltre, il CIC è considerato lo strumento indispensabile per assicurare il debito ordine sia nella vita individuale e sociale, sia nell’attività stessa della chiesa.

La salvezza delle anime

Norma generale del CIC è la salvezza delle anime: quindi la finalità del diritto canonico è quella di aiutare l’opera dell’evangelizzazione e della cura pastorale che la Chiesa realizza. Ma vediamo, brevemente, i punti salienti della Dottrina:

  • La concezione della Chiesa come Popolo di Dio;
  • La Chiesa è vista come “comunione”. Questo determina le relazioni tra le Chiese “particolari” e quella Universale, nonché fra la collegialità dei vescovi e il primato del Papa;
  • Concezione dell’autorità come servizio;
  • I membri del popolo di Dio sono partecipi del triplice ufficio di Cristo: sacerdotale, profetico e regale;
  • L’impegno che la Chiesa deve porre nell’ecumenismo, ovvero il movimento che tende a riavvicinare e riunire i fedeli cristiani e quelli delle altre Chiese. 

Prima di scendere nello specifico, vediamo, a grandi linee, com’è composto il CIC. Formato da 1752 canoni, è composto da sette libri, suddivisi a loro volta in varie parti, a loro volta suddivise in titoli, capitoli ed articoli. Per articolo intendiamo un raggruppamento di norme e non la singola norma. Questa viene definita “canone” e, ognuno di questi, può essere suddiviso in commi, identificati col carattere “§”. 

Struttura del Codice

A questo punto, andiamo a vedere in quali sezioni è suddiviso il CIC:

  • Libro I – Norme Generali (Cann. 1-203). Comprende 203 canoni suddivisi in 11 titoli: leggi ecclesiastiche, procedure, decreti generali, singoli atti amministrativi, statuti e regolamenti, definizione delle persone fisiche e giuridiche, atti giuridici, potere di governo, uffici ecclesiastici, computo del tempo.
  • Libro II – Il Popolo di Dio (Cann. 204-746). Comprende 543 canoni organizzati in tre parti. Nella prima parte, “I fedeli”, si tratta del laicato, del clero e dei rispettivi diritti e doveri. Nella seconda parte, “La costituzione gerarchica della Chiesa”, si definiscono la suprema autorità della Chiesa e le Chiese particolari. La terza parte, “Gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica”, regolamenta i tipi di comunità religiose, gli Istituti di Vita consacrata e le società di vita apostolica.
  • Libro III – La funzione di insegnare nella Chiesa (Cann. 747-833).Contiene 87 canoni riguardanti la predicazione, la catechesi, l’attività missionaria, l’educazione cristiana, le pubblicazioni e la professione di fede.
  • Libro IV – La funzione di santificare nella Chiesa (Cann 834-1253). Annovera 420 canoni. La prima parte concerne i sacramenti, la seconda parte concerne i sacramentali, l’ufficio divino, i funerali, la devozione ai santi, i voti e i giuramenti, la terza parte presenta i luoghi sacri e le osservanze devozionali.
  • Libro V – I beni temporali della Chiesa (Cann. 1254-1310). Legifera sulla proprietà in 57 canoni, occupandosi della sua acquisizione, amministrazione, alienazione; si occupa anche di lasciti e pie fondazioni.
  • Libro VI – Le sanzioni nella Chiesa (Cann. 1311-1399). Consta di 89 canoni relativi alle punizioni ecclesiastiche.
  • Libro VII – I processi (Cann. 1400-1752). Presenta 353 canoni sulle norme procedurali, ovvero le regole per i tribunali, i vicari, la giurisdizione ordinaria e straordinaria, i gradi di giudizio e l’appello, la Segnatura apostolica, le procedure amministrative per i tribunali. 

Conclusioni

In questa guida abbiamo approfondito, nel modo più semplice possibile, il codice di diritto canonico ed abbiamo cercato di offrirti una visione a 360° delle leggi ecclesiastiche.

Se sei interessato e vuoi approfondire le tematiche relative al diritto canonico o al diritto in generale, ti consigliamo di iscriverti al nostro corso di Laurea in Giurisprudenza o ai nostri master affini. 

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