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Che cos’è e come funziona il tasso di cambio?

Il tasso di cambio tra due valute svolge un ruolo importante nel commercio e negli investimenti internazionali. Ad esempio, se il dollaro apprezza o guadagna valore rispetto all’euro, gli americani che viaggiano in Europa avranno un maggiore potere d’acquisto, ma sarà più difficile per le imprese statunitensi esportare merci.

Le fluttuazioni del tasso di cambio sono soggette a una vasta gamma di fattori, quali tassi di interesse, condizioni geopolitiche, livello di debito di un Paese e condizioni di mercato future previste.

Cos’è il tasso di cambio?

Un tasso di cambio è il valore della valuta di una nazione rispetto alla valuta di un’altra nazione o zona economica. Ad esempio, quanti dollari USA servono per acquistare un euro? A partire dal 13 dicembre 2019, il tasso di cambio è di 1,10, il che significa che ci vogliono $ 1,10 per acquistare € 1,1.

Ogni Paese determina il regime di cambio che si applicherà alla sua valuta. Ad esempio, la valuta può essere fluttuante, ancorata (fissa) o ibrida. Pensala in questo modo: i tassi di cambio fissi cercano di mantenere un tasso di cambio “stabile” controllando quanto vale la valuta estera, mentre i tassi di cambio flessibili si basano su diversi fattori economici, tra cui la salute finanziaria generale di una nazione.

Tassi di cambio flessibili

La maggior parte dei tassi di cambio è determinata dal mercato dei cambi o forex. Tali tassi sono chiamati tassi di cambio flessibili. Per questo motivo, i tassi di cambio fluttuano momento per momento. I tassi flessibili seguono ciò che i forex trader ritengono che valga la valuta. I trader scambiano le valute 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana. A partire dal 2016, questo mercato registra $ 5,1 trilioni di dollari al giorno.

Gli Stati Uniti consentono al suo mercato forex di determinare il valore del dollaro USA. Durante la crisi finanziaria del 2008, questa moneta si è molto rafforzata a differenza delle altre valute. Quando i mercati azionari sono crollati in tutto il mondo, i trader si sono riversati sulla relativa sicurezza del dollaro. Ma perché il dollaro è ritenuto sicuro? Dopotutto, la crisi è iniziata negli Stati Uniti. Il dollaro diventa forte quando la domanda aumenta o il valore dell’euro diminuisce.

Tassi di cambio fissi

Quando la valuta di un paese non varia in base al mercato forex, ha un tasso di cambio fisso. Il Paese si assicura che il suo valore rispetto al dollaro o ad altre valute importanti rimanga lo stesso. Compra e vende grandi quantità della sua valuta, e dell’altra valuta, per mantenere quel valore fisso.

Lo yuan cinese era una valuta fissa. Ora il governo sta lentamente passando a un tasso di cambio flessibile. Ciò significa che cambia meno frequentemente di un tasso di cambio flessibile, ma più frequentemente di un tasso di cambio fisso. La conversione da yuan a dollaro è uno dei tassi di cambio più ampiamente monitorati. Queste valute sono infatti rappresentative delle due più grandi economie del mondo.

Cosa influisce su un tasso di cambio

I tassi di cambio flessibili possono cambiare giorno per giorno, ma sono spesso con incrementi molto piccoli di meno di un centesimo. Ma i principali fattori economici, come i ricambi di governo o le decisioni commerciali, possono avere un impatto sui tassi di cambio internazionali.

Ad esempio, si consideri l’oscillazione del dollaro USA tra il 2002 e il 2015. Quando il debito nazionale degli Stati Uniti è aumentato in modo significativo tra il 2002 e il 2007, il dollaro americano ha perso valore rispetto alle controparti internazionali. Quando l’economia è entrata nella “Grande recessione”, il dollaro ha recuperato un po’ di forza, perché le grandi società stavano trattenendo la loro ricchezza.

Quando la Grecia si è trovata sull’orlo di un tracollo economico, l’euro si è indebolito. A sua volta, il dollaro americano si è rafforzato, dando agli americani più potere d’acquisto nello spazio economico europeo. Il voto del referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea ha spostato ulteriormente il valore del dollaro, avvicinandolo alla parità con la sterlina britannica.

Le situazioni internazionali possono avere un effetto importante sul valore del dollaro USA all’estero, cambiando enormemente il potere d’acquisto degli investitori.

Una preparazione in materia economica, come quella che può dare una laurea magistrale in economia, può aprire molte strade e sbocchi occupazionali soprattutto nella finanza. Padroneggiare gli strumenti matematici statistici, nozioni di diritto ed economia nazionali ed internazionali, nonché i concetti della politica economica ed aziendale consente di comprendere il funzionamento dei tassi di cambio e di tutte quelle dinamiche che regolano la politica economica comunitaria.

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Come trovare lavoro in Svizzera? 5 consigli per iniziare

La Svizzera ospita un’economia stabile, alti salari, basso tasso di disoccupazione e una pletora di società multinazionali. Non sorprende che il Paese sia sempre più popolare tra i laureati in cerca di lavoro.

Molti lavoratori stranieri, in particolare quelli altamente qualificati, trovano lavoro con successo in Svizzera. La Svizzera è attualmente alle prese con una mancanza di lavoratori qualificati nelle aree ingegneristiche, legate ai prodotti finanziari o farmaceutici.

Coloro che sono interessati alle carriere nel settore bancario e assicurativo troveranno probabilmente opportunità a Zurigo, e quelli che mirano a una carriera nel settore chimico o farmaceutico troveranno posti vacanti a Basilea.

5 consigli per trovare lavoro in Svizzera

Con una popolazione di 8,5 milioni, la Svizzera è un paese relativamente piccolo. Tuttavia, nonostante questo e le recenti sfide della crisi economica, vanta una delle economie più stabili al mondo, con un tasso di disoccupazione impressionante di appena il 2,4%. Qui abbiamo raccolto 5 consigli per aiutarti a trovare lavoro in Svizzera.

  • Per candidarti per un lavoro in Svizzera avrai bisogno di un CV, una lettera di presentazione e certificati di istruzione. Dovresti scrivere la tua candidatura nella lingua dell’inserzione / azienda di lavoro, che sia tedesca, francese o italiana, a meno che non sia stato espressamente richiesto di presentare la domanda in inglese. I CV non devono superare i due lati di A4 e le lettere di accompagnamento non più di uno. Non è insolito includere una fotografia insieme al tuo CV. Assicurati di adattare la tua domanda all’organizzazione specifica a cui ti stai candidando e assicurati di dare seguito alla tua domanda entro un paio di settimane se non hai ricevuto risposta.
  • Il collegamento in rete offre anche risultati positivi, poiché i posti di lavoro vacanti in Svizzera vengono spesso colmati tramite contatti. Unisciti ai siti di social media come LinkedIn e segui i potenziali datori di lavoro su Twitter. Assicurati di mantenere una presenza online professionale e di utilizzare tutti i contatti personali che potresti avere.
  • Dal momento che la Svizzera è rinomata per essere un paese multilingue, è importante sapere quale lingua è parlata nell’area in cui intendi lavorare. Ci sono molti corsi di lingua in Italia per prepararti se le tue abilità linguistiche non sono all’altezza. Esistono anche molti buoni siti Web e podcast scaricabili.
  • Vale la pena considerare il volontariato se puoi permetterti di lavorare non retribuito. Qualsiasi esperienza di questa natura è fantastica sul tuo CV. Non solo metterà alla prova le tue abilità linguistiche e ti aiuterà a comprendere la cultura svizzera, ma ti darà l’opportunità di stabilire contatti preziosi, che si riveleranno utili quando cerchi di garantire un lavoro più permanente nel paese.
  • Dato che la Svizzera è sede di tante grandi aziende multinazionali, potresti scoprire molte opportunità di tirocinio consultando i loro siti web. SWISS, la compagnia aerea nazionale per la Svizzera, offre stage di sei mesi per laureati in una vasta gamma di aree aziendali; il Credit Suisse offre anche stage e stage estivi nei suoi uffici svizzeri mentre Roche offre 12 mesi di opportunità a laurea, master e dottorandi in diversi settori.

Visti svizzeri

I cittadini dell’Unione europea (UE) e dell’EFTA (Associazione europea di libero scambio – compresi Islanda, Norvegia e Liechtenstein) non hanno bisogno di un visto per lavorare in Svizzera. I cittadini dei paesi dell’UE e dell’EFTA possono venire in Svizzera, cercare un lavoro e lavorare fino a tre mesi senza la necessità di un permesso di lavoro.

Se hai intenzione di rimanere per più di tre mesi avrai bisogno di un permesso di soggiorno. Per acquisirne uno dovrai registrarti presso le autorità comunali in cui vivi. Avrai bisogno:

  • una carta d’identità o passaporto validi
  • un certificato di lavoro
  • registri contabili se si intende diventare un lavoratore autonomo.

Entro tre mesi dall’arrivo in Svizzera è necessario stipulare un’assicurazione sanitaria valida. Non è necessario essere in possesso di visti per il lavoro da chi proviene da Paesi UE come l’Italia.

Nel 2019 la Svizzera si è classificata come il sesto Paese più felice al mondo. I dati si sono concentrati, tra l’altro, sul PIL pro capite, sulla salute, sull’aspettativa di vita e sulla libertà di scelta. Le persone in Svizzera sono felici perché sanno di poter vivere in un’isola di prosperità dove poter realizzare le proprie ambizioni personali con impegno e dedizione.

Se sei un individuo orientato alla carriera e alla ricerca di un ottimo equilibrio tra lavoro e vita privata, la Svizzera è un’opportunità straordinaria che dovresti assolutamente considerare.

 

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La guerra fredda in breve: cause, date, presidenti

La guerra fredda fu un lungo periodo di tensione tra le democrazie del mondo occidentale e i paesi comunisti dell’Europa orientale. Nel secondo dopoguerra, tra Stati Uniti e Unione Sovietica (e i rispettivi alleati) si instaurò una rivalità aperta, sebbene mai dichiarata ufficialmente.

La guerra fredda fu condotta su fronti politici, economici e di propaganda e prevedeva solo un limitato ricorso alle armi. Il termine fu usato per la prima volta dallo scrittore inglese George Orwell, in un articolo pubblicato nel 1945, facendo riferimento a ciò che aveva predetto sarebbe stato uno stallo nucleare tra “due o tre mostruosi super-stati, ciascuno in possesso di un’arma con cui milioni di persone avrebbero potuto essere spazzate via in pochi secondi”.

Il termine fu poi usato per la prima volta negli Stati Uniti dal finanziere americano e consigliere presidenziale Bernard Baruch in un discorso alla State House di Columbia, nella Carolina del Sud, nel 1947.

Le origini della guerra fredda

Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano combattuto insieme come alleati contro le potenze dell’Asse. Tuttavia, il rapporto tra le due nazioni era teso. Gli americani erano stati a lungo diffidenti nei confronti del comunismo sovietico e temevano il dominio tirannico del leader russo Joseph Stalin sul suo Paese.

Da parte loro, i sovietici si erano risentiti del rifiuto decennale degli americani di trattare l’URSS come parte legittima della comunità internazionale e del loro ritardato ingresso nella seconda guerra mondiale, che aveva provocato la morte di decine di milioni di russi. Dopo la fine della guerra, questi attriti maturarono in un senso schiacciante di sfiducia e inimicizia reciproche.

La strategia di contenimento e la corsa agli armamenti

Alla fine della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei funzionari americani era d’accordo sul fatto che la migliore difesa contro la minaccia sovietica era una strategia chiamata “contenimento”. Questa implicava il contenimento a lungo termine, paziente ma fermo e vigile delle tendenze espansive russe.

La strategia di contenimento ha anche fornito il pretesto per un accumulo di armi senza precedenti negli Stati Uniti. Nel 1950, un rapporto del Consiglio di sicurezza nazionale noto come NSC-68 aveva fatto eco alla raccomandazione di Truman che il Paese usasse la forza militare per contenere l’espansionismo comunista ovunque sembrasse accadere. A tal fine, il rapporto chiedeva un aumento quadruplo della spesa per la difesa.

In particolare, i funzionari americani incoraggiarono lo sviluppo di armi atomiche come quelle che avevano posto fine alla seconda guerra mondiale. Iniziò così una micidiale “corsa agli armamenti”. Nel 1949, i sovietici testarono una loro bomba atomica. In risposta, il presidente Truman annunciò che gli Stati Uniti avrebbero costruito un’arma atomica ancora più distruttiva: la bomba all’idrogeno, o “superbomb”. Stalin seguì l’esempio.

Di conseguenza, la posta in gioco della guerra fredda era pericolosamente alta. Il primo test della bomba H, nell’atollo Eniwetok nelle Isole Marshall, ha dimostrato quanto potesse essere spaventosa l’era nucleare.

La guerra fredda si estende allo spazio

L’esplorazione dello spazio è stata un’altra drammatica arena per la competizione della guerra fredda. Il 4 ottobre 1957, un missile balistico intercontinentale sovietico R-7 lanciò Sputnik, il primo satellite artificiale al mondo. Il lancio di Sputnik fu una sorpresa, e non piacevole, per la maggior parte degli americani. Negli Stati Uniti, lo spazio era visto come la prossima frontiera, un’estensione logica della grande tradizione esplorativa americana, ed era fondamentale non perdere troppo terreno per i sovietici. Inoltre, questa dimostrazione del potere schiacciante del missile R-7 – apparentemente in grado di consegnare una testata nucleare nello spazio aereo americano – rese particolarmente urgente la raccolta di informazioni sulle attività militari sovietiche.

Nel 1958, gli Stati Uniti lanciarono il proprio satellite, Explorer I, progettato dall’esercito americano sotto la direzione dello scienziato missilistico Wernher von Braun. Nello stesso anno, il presidente Dwight Eisenhower firmò un ordine pubblico creando la National Aeronautics and Space Administration (NASA), un’agenzia federale dedicata all’esplorazione dello spazio, nonché diversi programmi che cercavano di sfruttare il potenziale militare dello spazio. Tuttavia, i sovietici erano un passo avanti, lanciando il primo uomo nello spazio nell’aprile 1961.

Quel maggio, dopo che Alan Shepard divenne il primo uomo americano nello spazio, il presidente John F. Kennedy (1917-1963) fece l’affermazione pubblica audace che gli Stati Uniti avrebbero fatto sbarcare un uomo sulla luna entro la fine del decennio. La sua previsione divenne realtà il 20 luglio 1969, quando Neil Armstrong della missione Apollo 11, divenne il primo uomo a mettere piede sulla luna, vincendo effettivamente la “Space Race” per gli americani.

La fine della guerra fredda

Non appena entrato in carica, il presidente Richard Nixon iniziò ad attuare un nuovo approccio alle relazioni internazionali. Invece di vedere il mondo come un luogo “bi-polare” ostile, suggerì di ricorrere alla diplomazia invece dell’azione militare. A tal fine, incoraggiò le Nazioni Unite a riconoscere il governo comunista cinese e, dopo un viaggio lì nel 1972, iniziò a stabilire relazioni diplomatiche con Pechino.

Allo stesso tempo, adottò una politica di “distensione” verso l’Unione Sovietica. Nel 1972, lui e il premier sovietico Leonid Brezhnev firmarono il Trattato sulla limitazione delle armi strategiche (SALT I), che proibiva la fabbricazione di missili nucleari da entrambe le parti e fece un passo verso la riduzione della minaccia decennale della guerra nucleare.

Nonostante gli sforzi di Nixon, la guerra fredda si animò di nuovo sotto il presidente Ronald Reagan. Come molti leader della sua generazione, Reagan credeva che la diffusione del comunismo minacciasse la libertà. Di conseguenza, lavorò per fornire aiuti finanziari e militari ai governi anticomunisti e alle insurrezioni di tutto il mondo.

Nel frattempo, l’Unione Sovietica si stava disintegrando. In risposta ai gravi problemi economici e al crescente fermento politico in URSS, il Premier Mikhail Gorbachev entrò in carica nel 1985 e introdusse due politiche che ridefinirono il rapporto della Russia con il resto del mondo: “glasnost”, o apertura politica, e “perestrojka“o riforma economica.

L’influenza sovietica nell’Europa orientale iniziò a diminuire. Nel 1989, ogni stato comunista dell’ex blocco sovietico sostituì il suo governo con uno non comunista. Nel novembre di quell’anno, il muro di Berlino fu infine distrutto. Nel 1991 la stessa Unione Sovietica crollò. La guerra fredda era finita.

Questo periodo sarà approfondito nel Master I Livello in Politica militare comparata dal 1945 ad oggi di Unicusano, che offre un approfondimento su dottrina, strategia e armamenti nella storia contemporanea.

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Decreto Minniti: le novità sulla sicurezza urbana

Approvato dalla Camera il 12 aprile 2017, il decreto Minniti-Orlando regola i flussi immigratori stabilendo precise norme in materia di sicurezza pubblica e immigrazione.

Il decreto, che porta il nome dell’allora ministro dell’interno Marco Minniti e del ministro della giustizia Andrea Orlando, prevede severe misure per il contrasto dell’immigrazione clandestina e per il rafforzamento dei procedimenti in materia di protezione internazionale.

I due provvedimenti non hanno mancato di suscitare aspre critiche, specie da parte della sinistra e delle molte associazioni e ONLUS attive nel settore umanitario, che accusano le disposizioni di incostituzionalità e violazione dei diritti dell’uomo.

Cosa prevede il decreto sicurezza

A finire nell’occhio del ciclone è stato soprattutto il cosiddetto “DASPO urbano” introdotto dal decreto sicurezza. Questa misura si rifà al DASPO adottato in Italia a partire dal 1989 per contrastare la violenza negli stadi ma, a partire dal decreto Minniti, la sua applicazione verrà estesa ad altri campi.

Questa legge stabilisce conferisce al sindaco la possibilità di multare e vietare l’accesso ad alcune aree della città a chiunque «ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione» di infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie e aeroporto). C’è inoltre la possibilità di arresto in “flagranza differita” in caso di reati commessi durante manifestazioni pubbliche riprese da telecamere.

Il decreto sicurezza Minniti-Orlando prevede anche un “mini-DASPO” per gli spacciatori, che delimita l’accesso ai locali pubblici a persone condannate per spaccio dentro o vicino quei locali. Allo stesso modo, il decreto sicurezza può essere applicato anche sui parcheggiatori abusivi, con multe dai 1.000 ai 3.500 euro, che possono raddoppiare nel caso di coinvolgimento di minori.

Sarà il decreto sicurezza approvato nel settembre 2018, fortemente promosso da Salvini, ad estenderne ulteriormente l’applicazione del DASPO urbano ai «presidi sanitari, alle zone di particolare interesse turistico, alle aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli». La misura riguarda anche le persone indiziate per reati di terrorismo.

L’obiettivo di queste norme è quello di riqualificare e recuperare aree e siti più degradati, promuovendo la legalità e prevenendo atti criminali in particolare di tipo predatorio.

Cosa prevede il decreto migranti

La gestione dell’immigrazione è stato un altro punto cardine del decreto Minniti-Orlando, che sancisce la creazione di circa 20 nuovi centri per l’espulsione degli stranieri irregolari (i Centri permanenti per il rimpatrio, CPR). Ne consegue una triplicazione della capienza (1.600 posti letto), forte di un finanziamento europeo di 19 milioni di euro l’anno. Lo scopo è quello di accelerare numero e frequenza dei rimpatri.

Il contrasto all’immigrazione illegale viene attuato anche a livello digitale, attraverso un Sistema Informativo Automatizzato (Sia) monitorato dal dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero, ed interconnesso con altri sistemi informatici tra i quali il Sistema informativo Schengen.

Il decreto stabilisce anche una serie di procedure per accelerare i tempi di esame delle richieste di asilo politico ma prevede anche il rito abbreviato nei giudizi sui provvedimenti di espulsione di cittadini stranieri per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato e per motivi di prevenzione del terrorismo.

Viene cancellato il cosiddetto “terzo grado”, cioè la possibilità per i richiedenti asilo di rivolgersi alla Corte d’Appello se la loro richiesta viene respinta prima dalla Commissione territoriale e poi dal giudice ordinario.

Il testo del decreto ha poi subito ulteriori modifiche con Salvini. Oltre all’estensione del DASPO urbano, il decreto sicurezza approvato nel settembre 2018 stabilisce:

  • Riforma della cittadinanza. È una norma che prevede regole ancora più stringenti per chi vuole ottenere la cittadinanza italiana. La domanda, in questo caso, può essere rifiutata anche se è stata presentata da chi ha sposato un cittadino o una cittadina italiana, cosa che non poteva avvenire in precedenza. Il decreto prevede anche la revoca, oltre alla negazione, della cittadinanza per chi viene condannato in via definitiva per reati legati al terrorismo.
  • Revoca della richiesta di asilo. Si applica su un elenco di reati ancora più lungo, tra cui violenza sessuale, lesioni aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale.
  • Abolizione della protezione umanitaria. Questa forma di protezione sarà sostituita da un permesso di soggiorno della durata di un anno della durata di due anni, che però può essere perso qualora la persona faccia ritorno al paese d’origine.
  • Raddoppio del trattenimento. Nei Centri per il rimpatrio (i vecchi CIE) gli stranieri in attesa di espulsione potranno essere trattenuti fino a 60 giorni, prorogabili per altri 30. Vengono inoltre stanziati più fondi per i rimpatri.

Ne consegue che le figure professionali che operano nell’ambito della sicurezza siano sempre più richieste. Il Master I Livello in Security e Safety in materia di sicurezza urbana approfondisce proprio la normativa introdotta dal Decreto Minniti e dalla Circolare del Ministero dell’Interno del 18 luglio 2018.

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Come scegliere un pc portatile? Le cose da sapere

Quando si tratta di scegliere un portatile da acquistare, non esiste un modello migliore in assoluto che vada bene per tutti. Il portatile giusto è invece quello più adatto per lo scopo del suo utente, che si tratti di giocare, progettare, studiare all’università o altro.

Risulta quindi difficile indicare una marca o un modello, ma ci sono dei criteri che tutti dovrebbero prendere in considerazione per valutare l’acquisto, a seconda dell’uso che se ne deve fare.

Cosa considerare prima di comprare un pc portatile

Dimensioni

Quando si tratta di laptop, le dimensioni contano. Per ogni utilizzo esiste una dimensione adatta. Le dimensioni dei portatili partono in genere dai 11,6 pollici fino ad arrivare ai 17,3 pollici.

Ovviamente, se la portabilità è la priorità, la scelta dovrà ricadere sui laptop Windows, perché tendono ad essere più sottili e leggeri delle loro controparti. L’ideale può essere un portatile con uno schermo di dimensioni 12,5 pollici o 13,3 pollici e un peso compreso tra 1 kg e 1,5 kg.

Tuttavia, i portatili dalle dimensioni spesso non supportano le stesse CPU Intel Core i7 di fascia alta o schede grafiche di buona qualità come quelle nei portatili da 15,6 pollici. Il più delle volte, presenteranno anche una selezione di porte meno robusta.

Se il tipo di lavoro da svolgere sul nuovo portatile richiede uno schermo più grande o una maggiore potenza grafica, meglio scegliere un modello a partire da 15,6 pollici.

Qualità dello schermo

A prescindere dall’uso che se ne fa, uno schermo di buona qualità deve essere comodo da guardare e usare. Al giorno d’oggi, i touchscreen sono molto comuni e possono facilitare molti compiti. Tuttavia, possono causare riflessi in grado di affaticare la vista. Chi produce contenuti grafici e modifica immagini e video dovrebbe prendere in considerazione un portatile senza touchscreen.

In quest’ultimo caso dovrebbe essere presa inconsiderazione una risoluzione di almeno 1920×1080 pixel (Full HD), anche se i professionisti dovrebbero puntare a schermi 4K, che comunque fanno lievitare di parecchio i prezzi. Gamma cromatica e spazio colore sono altre variabili da tenere a mente, soprattutto per fotografi e videomaker.

Infine, anche gli angoli di visione sono estremamente importanti. Uno schermo per laptop che promuove la tecnologia IPS (in-plane switching) offre gli angoli di visione più ampi e il miglior comfort per l’utente.

Usabilità della tastiera

Per chi si sottopone a lunghe sessioni di digitazione, è importante che il portatile disponga di una tastiera comoda e funzionale. In questo caso, meglio preferire un layout confortevole con tasti di dimensioni standard e un’adeguata spaziatura.

I tasti dovrebbero avere una giusta corsa in discesa e reattività scattante in fase di pressione. La tastiera retroilluminata assicura un buon vantaggio, perché permette di digitare comodamente anche in ambienti scarsamente illuminati.

CPU

Un processore Intel Core offre le migliori prestazioni in termini di multitasking e attività multimediali. I portatili basati su Core i3 si trovano generalmente nei sistemi entry-level, mentre Core i5 costituisce la maggior parte dei computer tradizionali.

Alcuni portatili più grandi ora incorporano anche i processori Intel i9 Core, che sono ancora più potenti dei laptop con processori i7 Core. Sono in grado di competere con i desktop per prestazioni ma hanno un costo significativamente più alto rispetto a un portatile con un processore i7, i5 o i3 Core.

Alcuni marchi ora offrono anche portatili provvisti di CPU Ryzen Mobile di AMD. Per i videogiocatori, questa può essere un’opzione particolarmente interessante che vale la pena considerare. Le CPU Ryzen Mobile tendono ad essere abbinate ai chipset grafici Vega di AMD, che attualmente tra i più gettonati a livello grafico.

RAM

Con le necessità moderne, un portatile deve essere accessoriato con almeno 8 GB di RAM. Per gli utenti esperti e i professionisti, un setup con 16 GB è la strada da percorrere. I videogiocatori possono spingersi fino a 32 GB.

Una RAM maggiore consente di eseguire più applicazioni contemporaneamente e di accedere rapidamente al sistema a più dati in qualsiasi momento, il che risulta utile per attività come la modifica di foto o contenuti video.

Durata della batteria

La durata della batteria indicata dal produttore non è quasi mai indicativa di come sia l’esperienza reale di utilizzo di un portatile. Esistono semplicemente troppe variabili che influiscono sulla durata della batteria. C’è la luminosità dello schermo, la risoluzione, il numero di applicazioni in esecuzione in background e la connettività.

Anche il sistema operativo montato su un portatile può svolgere un ruolo importante nel determinare la durata della batteria. È per questo motivo che gli ultrabook con Chrome OS tendono a offrire una durata della batteria superiore rispetto a quelli in esecuzione su Windows 10.

Se i programmi da eseguire richiedono molta elaborazione, o si ricorre molto allo streaming online, a giochi ad alta intensità di grafica o si trasferiscono molti file su una rete wireless, la batteria si scarica molto prima di quanto citato dalle specifiche.

Ovviamente, bisogna bilanciare queste funzionalità con il budget e le esigenze, dovendo anche scendere a compromessi. Raramente si può trovare un portatile in grado di soddisfare tutti i requisiti, soprattutto quando si tratta di prezzo.

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Cos’è il comportamentismo: teorie, esponenti

Vuoi saperne di più sulla teoria del comportamentismo? In questo articolo ti spiegheremo come nasce e su cosa si fonda questa scuola di pensiero.

Il comportamentismo (anche noto come Behaviorismo) è un approccio psicologico sviluppatosi a partire dal 1913 e basato sullo studio scientifico del comportamento, ossia degli aspetti esteriori, direttamente osservabili, dell’attività mentale. Il suo fondatore è considerato l’americano John B. Watson, secondo il quale la mente umana è una “scatola nera”, il cui funzionamento interno è inconoscibile nonché estremamente soggettivo. Pertanto essa non può essere assunta come oggetto della psicologia. L’unica unità di analisi che la psicologia può e deve studiare è il comportamento manifesto dell’individuo.

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Come diventare formatore aziendale e non solo: i primi passi da fare

Sei interessato a sapere come diventare formatore aziendale? Eccoti nel posto giusto.

Il formatore è un esperto dei processi di apprendimento degli adulti, che elabora contenuti e progetti allo scopo di costruire un legame tra la formazione e il lavoro.

Sono diverse le aree tematiche in cui un formatore può lavorare, così come lo sono i percorsi di studio: dai corsi per diventare formatori aziendali a quelli su per diventare formatore parrucchiere.

Non esiste un percorso universitario univoco per acquisire le competenze utili ad esercitare la professione del formatore. Il percorso di studi ideale per diventare formatore può comprendere una laurea triennale da integrare con un master specifico. Sempre meglio, per una questione di punteggio, aver ottenuto una laurea specialistica o un master di II livello. E, naturalmente, seguire dei corsi di formazione per formatori erogati da enti specializzati.

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I 5 piatti tipici fiorentini da provare almeno una volta

Sei in procinto di fare una gita nella città dei Medici e ti stai chiedendo quali sono i piatti tipici fiorentini? In questa guida ti sveleremo la nostra top 5 dei piatti tipici toscani.

La Toscana è tra le regioni italiane con una delle più ricche tradizioni culinarie. I prodotti tipici di Firenze, quelli su cui si basa la gran parte della cucina tipica fiorentina, sono il pane, l’olio extra-vergine d’oliva delle colline, la carne, i legumi e, naturalmente, il Chianti.

Vediamo insieme le ricette dei piatti fiorentini da provare almeno una volta nella vita.

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I 3 migliori film sulla fotografia

Ti stai chiedendo quali film sulla fotografia devi guardare assolutamente? Sei nel posto giusto.

Il grande fotografo francese Henri Cartier-Bresson per la realizzazione di ogni suo scatto aspettava quello che lui chiamava “istante decisivo”. In un solo click racchiudeva l’essenza di una persona, di una storia, di un amore.

Il tuo istante decisivo si realizzerà nel momento in cui vedrai i film di fotografia che ti consigliamo in questa guida. Tre film che ti faranno sentire più vicino a questo mezzo artistico.

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Qual è la migliore Università di Firenze?

Hai deciso di proseguire i tuoi studi superiori e ti stai chiedendo quale sia la migliore Università a Firenze? Noi di Unicusano abbiamo la risposta.

L’Università Telematica Niccolò Cusano è presente a Firenze con ben sei facoltà. Presso le quali vengono erogati diciotto diversi corsi di laurea fra triennali e magistrali.

Con Unicusano è possibile conseguire la laurea a Firenze senza obbligo di frequenza. Come? Attraverso un sistema di apprendimento “a distanza” efficace e innovativo basato sulla piattaforma e-Learning. A questa gli studenti possono accedere in ogni momento della giornata per prendere visione delle lezioni. Ma anche scaricare il materiale didattico e ricevere assistenza da parte di uno dei nostri tutor.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. Il Titolare del trattamento e il Responsabile della protezione dei dati personali Titolare del trattamento dei Vostri dati è l’Università Niccolò Cusano – Telematica Roma, con sede in Roma, Via Don Carlo Gnocchi, 3, con Email: privacy@unicusano.it; tramite il https://www.unicusano.it/ è conoscibile l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili del trattamento o destinatari. Si informa a tal riguardo che la nostra Università ha provveduto a nominare il proprio Responsabile della protezione dei dati personali (c.d. RPD) l’avvocato Daniela Sasanelli ad ulteriore garanzia dei diritti dell’interessato e come unico punto di contatto con l’Autorità di Controllo, il nostro RPD potrà essere contattato alla seguente email: privacy@unicusano.it Per lo svolgimento di parte delle nostre attività ci rivolgiamo anche a soggetti terzi per l’effettuazione di elaborazioni di dati necessarie per l’esecuzione di particolari compiti e di contratti. I Vostri dati personali potranno, pertanto, essere da noi comunicati a destinatari esterni alla nostra struttura, fermo restando che nessuna diffusione è prevista di tali dati personali a soggetti indeterminati. Tali soggetti verranno nominati responsabile del trattamento. Conferimento dei dati personali e periodo di conservazione degli stessi Il conferimento da parte Vostra dei dati personali, fatta eccezione per quelli previsti da specifiche norme di legge o regolamento, rimane facoltativo. Tuttavia, tali dati personali essendo necessari, oltre che per finalità di legge e/o regolamento, per instaurare il rapporto di iscrizione ai corsi di studio laurea, post laurea e perfezionamento e/o inerente le attività da noi gestite e/o per l’instaurazione del rapporto previdenziale, contrattuale o assicurativo; al fine di dare esecuzione alle relative obbligazioni, il rifiuto di fornirli alla nostra Università potrebbe determinare l’impossibilità di instaurare o dare esecuzione al suddetto rapporto. I vostri dati possono essere conservati oltre il periodo strettamente indispensabile previsto dagli obblighi di legge e comunque al solo fine di fornire ulteriori garanzie a nostri studenti. Diritti dell’interessato, limitazione del trattamento, diritto alla portabilità e diritto di proporre azione innanzi al Garante privacy (c. d reclamo previsto dal regolamento europeo 2016/679/UE) Ai sensi del regolamento europeo sopra citato, Voi avete diritto di essere informati sul nome, la denominazione o la ragione sociale ed il domicilio, la residenza o la sede del titolare e del responsabile del trattamento, e circa le finalità e le modalità dello stesso, nonché di ottenere senza ritardo, a cura del titolare: a) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che Vi riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento: detta richiesta può essere rinnovata, salva l’esigenza per giustificati motivi; b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati eventualmente trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l’aggiornamento, la rettificazione, ovvero, qualora Vi abbiate interesse, l’integrazione dei dati; d) l’attestazione che le operazioni di cui ai punti b) e c) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. Oltre ai diritti sopra elencati in qualità di interessati, nei limiti di quanto previsto dal nuovo regolamento europeo, potrete esercitare i diritti di limitazione del trattamento, di opposizione allo stesso ed il diritto alla portabilità esclusivamente per i dati personali da Voi forniti al titolare secondo l’art. 20 del regolamento citato. La informiamo inoltre che il base al Codice della Privacy e al nuovo regolamento europeo potrete proporre azioni a tutela dei Vostri diritti innanzi al Garante per la protezione dei dati personali, c.d. reclamo previsto dal all’art. 77 del predetto regolamento. Si informa infine che nei limiti nei quali sarà ritenuto applicabile al trattamento dei dati che Vi riguardano potrete esercitare un diritto di revoca del consenso al trattamento dei dati comunicando tale revoca al titolare del trattamento.

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